Perché tanta paura dei liberali radicali?
I segnali sono chiari, anzi chiarissimi. I commentatori domenicali cominciano ad aver paura del PLRT in vista delle prossime elezioni cantonali: oramai tanto “Il Caffè” quanto il bollettino delle “Balle della domenica” non perdono occasione per pontificare sulle debolezze dei partiti in generale e dell’ex partitone in particolare, sulla crescita della scheda senza intestazione senza capire che ciò costituisce l’evoluzione naturale dei tempi e della composizione sempre più eterogenea della popolazione, o sulle presunte divisioni interne fra radicali e liberali. Dopo la riuscita dell’iniziativa dei giovani che hanno raccolto oltre 11'000 firme, dimostrando che i liberali radicali sanno anche scendere in piazza, dopo la conquista della maggioranza assoluta nel Comune di Gambarogno e il prevedibile primato nel nuovo Comune di Monteceneri, dopo i successi del gruppo liberale radicale in Gran Consiglio che ha riacquistato la capacità di costruire delle maggioranze si continua a ignorare che i ticinesi non sembrano avere l’intenzione di lasciare la politica in mano a rappresentanti del ”cerchiobottismo”. E che ridono, e semmai si preoccupano, per il fatto che qualche partito anche solo pensa di mettere in campo per governare il Cantone veline, arbitri, anche se belle e bravi, e qualche VIP che frequenta i grotti, senza nessuno scrupolo di coscienza, del Lele Mora.
I commentatori, forse perché spesso con vincoli assai lontani dal Paese reale, continuano a vedere lotte interne che di fatto si sono invece assopite parecchio: i quattro o cinque “falchi” per parte rappresentano il passato e oramai poco più di loro stessi, mentre la base è compatta e ha una grande voglia di serenità, di unità di intenti, persino di rivincita.
E al posto delle speculazioni sui nomi il PLRT continui a preoccuparsi dei contenuti e della sostanza: ha bisogno di uomini e donne che si riconoscono nel metodo liberale, scevro da qualsiasi posizione dogmatica, libero da condizionamenti ideologici e da imposizioni di gruppi di interesse, pronti a mettere tutto in discussione partendo dall’analisi dei problemi concreti per poi arrivare a soluzioni e a proposte di riforme ponderate e attuabili nell’interesse della collettività.
Il PLRT lasci agli altri partiti il gioco delle prime donne (vuoi vedere che il Jelmini per spianarsi la strada dopo il Gigio riesce a far star fuori dalla lista anche il Beltra?) e si concentri sulla garanzia del rispetto dei suoi valori di sempre, come la promozione dell’economia e la valorizzazione della responsabilità individuale, la garanzia di giustizia e di equità, la disposizione al sostegno solidale per i più deboli, il rispetto dei capisaldi dello Stato di diritto. Non dimostri il ben che minimo cedimento nella difesa di quei principi fondamentali che hanno contraddistinto la storia di successo del liberalismo ticinese come la laicità dello Stato e il primato della scuola pubblica.
Se il PLRT saprà, attraverso i suoi candidati, parlare ai ticinesi di questi valori e riavvicinarli alla politica seria fondata “sul conoscere per deliberare” qualcuno si prepari a qualche mal di pancia.





