LORD e LStip: una riforma da sostenere
Lo scorso mese di giugno il Gran Consiglio ha approvato la revisione delle leggi sugli impiegati dello Stato ( LORD) e quella sui loro stipendi (LStip), contro le quali la sinistra e i sindacati hanno lanciato il referendum.
Siamo quindi nella fase della raccolta delle firme per cui ritengo necessario chiarire alcuni punti e confutare le tesi dei contrari. Comincerei col dire che la nuova Legge sull’ordinamento degli impiegati e dei docenti ( questo il nome della LORD) migliorerà la qualità del servizio alla cittadinanza e all’utenza; valorizzerà le competenze e la professionalità del personale; renderà attrattiva la funzione pubblica, aumentando la motivazione di chi lavora; e avvicinerà l’amministrazione al cittadino. Questi obiettivi saranno raggiunti sostituendo gli scatti automatici d’anzianità con il cosiddetto salario al merito: in sostanza gli scatti andranno conquistati grazie all’impegno, e al raggiungimento di obiettivi predefiniti, fissati in base alla qualità, alla quantità del lavoro, all’autonomia del collaboratore, e alla sua disponibilità ad assumere nuovi compiti.
Ma occorre subito precisare anche che gli stipendi dei funzionari pubblici non diminuiranno e che non si tratterà di introdurre dei bonus come in certi settori del privato. Il differenziale di stipendio tra minimo e massimo sarà sempre del 53%, mentre oggi il sistema prevede certe classi di stipendio che consentono una notevole evoluzione, ossia fino ad un 70% di aumento. Al contrario altre classi di stipendio consentono invece un’evoluzione assai limitata, fino ad un massimo del 20%. Motivo per cui con la riforma si otterrà maggiore equità.
A questo punto è opportuno sottolineare che le revisioni approvate dal Gran Consiglio sono due riforme importanti, che implicano anche un certo cambiamento culturale nell’approccio generale dello statuto del dipendente dello Stato, assumendo ormai dei principi connaturati nel settore privato. La riforma costituisce un buon passo avanti verso la promozione di una legittima dignità dei dipendenti, e nel contempo, di un miglioramento della competitività del settore del servizio pubblico verso la società civile. Un passo necessario per creare un rapporto di fiducia verso l’ente pubblico, in quanto l’apparato dell’amministrazione rappresenta uno strumento di cui si avvale lo Stato nella sua azione a favore dei cittadini. La flessibilità, la mobilità e la meritocrazia, che onorano la consapevolezza del proprio ruolo, e il senso di responsabilità dell’individuo, sono elementi imprescindibili che oggi qualsiasi datore di lavoro deve poter richiedere ai propri collaboratori, e sui quali deve poter contare per essere veramente competitivo.
Gli avversari della riforma, sinistra e sindacati, vogliono approfittare di un certo malcontento della popolazione verso gli eccessi del settore finanziario per far credere che nell’amministrazione dello Stato ci si sta avviando verso la stessa strada. Si calca di proposito la mano, con una contrapposizione destra- sinistra per crearsi un’immagine di propaganda elettorale, ma è fuorviante citare fantomatici studi e sondaggi internazionali, com’è stato fatto con articoli apparsi sulla stampa. Meglio, molto meglio la valutazione oggettiva della situazione fatta dalla Commissione della gestione nell’esame del messaggio e gli argomenti emersi nel dibattito in Gran Consiglio dal quale è stato messo bene in evidenza che essere competitivi significa anche avere una propria dignità, essere all’altezza della situazione. E’ invece fuorviante sostenere che il dipendente pubblico deve raggiungere gli obiettivi fissati dalla legge, mentre che nel privato il dipendente deve fare in modo che la ditta faccia dei guadagni. Si vuole far confondere due aspetti che rispondono allo stesso principio, quello di contribuire a creare un valore aggiunto, nel pubblico l'obiettivo della legge è quello di soddisfare le esigenze del cittadino da parte dello Stato, dall'altra nel privato è quello di soddisfare le leggi del mercato, consolidando il valore dell'impresa per sopravvivere in un regime di libera concorrenza, generando il giusto guadagno che permette all'impresa di reinvestire e garantire i posti di lavoro, da non confondere col guadagno immeritato, come spesso viene ad arte reclamizzato.
Penso per concludere che le nell’opposizione di chi ha lanciato il referendum ci siano anche ragioni di natura ideologica, perché da sempre la sinistra è contro la meritocrazia, preferendovi l’appiattimento dell’equalitarismo. Nel mondo del lavoro, come nella scuole e, in genere, nella società. Una posizione che non possiamo condividere.
*granconsigliere PLR




