Banca dello Stato: qualcuno doveva pur muoversi
Il dado è stato tratto: Banca Stato (BSCT) ha diversificato la propria attività, acquistando Unicredit e puntando sulla gestione patrimoniale, grazie al ‘private banking’. In tal modo in futuro l’istituto non dipenderà quasi esclusivamente dalla concessione di crediti ipotecari, ciò che avrebbe potuto fargli attraversare un periodo difficile nel caso in cui fosse effettivamente scoppiata la ‘bolla immobiliare’.
La decisione di adottare tale strategia è stata resa nota venerdì dai vertici di BSCT. Vertici di BSCT che hanno agito senza attendere che il parlamento si esprimesse sul messaggio governativo che vuole modificare la Legge sulla Banca dello Stato, chiarendo come questa si debba muovere sul mercato.
Per aver 'preso l'iniziativa', non si può biasimare l’istituto ticinese, che opera – va ricordato – in favore nell'interesse dell'economia cantonale.
Banca Stato ha infatti agito nei limiti della legalità: secondo la Legge sulla Banca dello Stato, può acquistare “partecipazioni a imprese private, se d’interesse per l’economia cantonale o della banca”.
Banca Stato è stata trasparente: già un anno fa aveva chiesto di poter acquisire un istituto privato così da diversificare la propria attività, diminuendo i rischi. La risposta di Palazzo delle Orsoline, tra batti e ribatti, non è mai arrivata. Inoltre, nei giorni precedenti l'acquisto il governo era stato informato in merito a questa manovra.
Banca Stato, last but non least, doveva muoversi. “Non possiamo stare fermi, gli altri corrono”, ha infatti ricordato Fulvio Pelli, presidente del CdA, riferendosi agli istituti degli altri cantoni che già da tempo si sono mossi in direzione della gestione patrimoniale e a un mercato che si fa sempre più competitivo.
È quindi toccato all’istituto fare la prima mossa, visto che da Palazzo delle Orsoline – ha ricordato Pelli – “non riceviamo mai né un sì né un no”. Ora però la politica non potrà più restare con le mani in mano e la Commissione di controllo del mandato pubblico – presieduta da Giovanni Jelmini – dovrà finalmente assumere una posizione chiara, definendo i rapporti tra la gestione dell’azienda e la politica.
Per il bene della Banca e, quindi, dei cittadini.




