Fermento nelle università svizzere, il sistema di Bologna non convince
In queste ore, in tante università svizzere, si stanno svolgendo delle occupazioni pacifiche da parte degli studenti, i quali protestano contro la riforma di Bologna e, come cita il comunicato stampa del SISA, contro “i processi neoliberisti di smantellamento al diritto allo studio, fra cui la mercificazione dell’insegnamento”.
Massimiliano Ay, segretario cantonale del Partito comunista e già coordinatore del SISA, ha spiegato a rossoblu cosa sta accadendo nei diversi atenei: “In relazione alla giornata internazionale dello studente, che cade il 17 novembre, un po’ in tutta Europa si sono organizzate delle mobilitazioni, soprattutto contro la riforma di Bologna, ma più in generale contro la presenza troppo forte dell’economia privata nella vita accademica. Per la prima volta, dopo tanti anni, la giornata internazionale dello studente si è svolta anche in Svizzera. In questo momento, sono in mobilitazione le università di Berna, di Zurigo, di Basilea e di Ginevra e, da nostre informazioni, anche Friborgo e Losanna dovrebbero mobilitarsi nei prossimi giorni. La situazione è comunque pacifica.”
Per quanto riguarda le rivendicazioni invece: “Le rivendicazioni sono tre, la prima concerne i tagli, previsti nel budget delle università di Zurigo e Berna, che provocheranno o un aumento delle tasse d’iscrizione o una diminuzione dell’offerta didattica. Già il 70% degli studenti deve lavorare per mantenersi agli studi, un aumento delle tasse d’iscrizione non li agevolerebbe affatto. La seconda chiede invece, una maggiore partecipazione di studenti e docenti nella vita universitaria. Sono infatti troppi i membri di consigli d’amministrazione di multinazionali che hanno libero accesso agli organi direttivi delle università, mentre troppi studenti e docenti si trovano ai margini dei processi decisionali. La terza rivendicazione riguarda la riforma di Bologna. Nel nuovo sistema, il carico di lavoro controllato è in aumento. Gli studenti chiedono una maggiore libertà accademica. La divisione in Bachelor e Master svantaggia coloro che non hanno mezzi, poiché chi può permettersi prosegue gli studi e porta a termine il Master, mentre chi i mezzi non li ha, magari sceglie, solo per delle questioni economiche, di fermarsi al BA.”






